Dicembre 29, 2015

Barletta, la città della Disfida: da Ettore Fieramosca alle orecchiette con le cime di rapa

By serena

La nostra(mia e del mio neo marito) gita fuoriporta di domenica ci ha portati a Barletta in puglia. Questa città per me rappresenta tanto, e per tanti motivi che non sta qui ad elencarvi, rimarrà una delle città che porterò sempre nel mio cuore. Sono tornata nella città della disfida per riabbracciare persone a me molto care; si può dire che in questi posti insieme al salento, ho trascorso le mie estati da ventenne.

Ad ospitarci a pranzo è stata la famiglia (Filannino/Barile) del mio amico Luca. Ci hanno accolti con abbracci, sorrisi, battute, focaccia barese, frittelle, orecchiette con cime di rapa, ricordi, foto, pensieri, emozioni, purea di fave con cicoria selvatica, bimbe divenute donne, nuove vite, cartellate impregnate nel vincotto e chi più ne ha più ne metta.

Nel pomeriggio un giro per la città. Barletta si affaccia sul mare Adriatico e fa parte del bacino della valle del fiume Ofanto. Il comune di Barletta, che comprende la frazione di Canne (della battaglia), sito archeologico ricordato per la storica battaglia vinta nel 216 a.C. da Annibale, è stato riconosciuto come città d’arte dalla Regione Puglia nel 2005 per le sue bellezze architettoniche. La città ha sempre ricoperto un ruolo importante nella regione Puglia sin dall’epoca delle crociate dove la sua posizione propizia favorevole per il raggiugimento della Terra Santa, ne fece un porto importante. Proprio il passaggio di mercanti, pellegrini e guerrieri diretti in Medio Oriente diede origine alla fortuna della città. Il grande afflusso di capitali non si interruppe con la fine delle Crociate e gli ordini religiosi che si erano insediati a Barletta per l’occasione si dimostrarono assai abili nel gestire ingenti patrimoni dando origine ad un ricco partriziato. Più tardi anche l’imperatore Federico II prese atto dell’importanza di Barletta e la volle fra le città demaniali del suo regno.


L’eccezionale ricchezza dovuta alle banche e ai floridi commerci ne fece un importante centro economico anche nei periodi più oscuri della storia della regione. Con la dominazione angioina la città ebbe una grande espansione, ma raggiunse l’apice della sua floridezza sotto gli Aragonesi che ne fecero la seconda città del regno di Napoli, tant’è che Ferrante d’Aragona volle essere incoronato nella sua cattedrale.
Nel 1503 l’osteria di Veleno a Barletta, oggi conosciuta come la cantina della disfida allocata nel centro storico della città e aperta al pubblico, fu il luogo in cui un alterco fra italiani e francesi causò il confronto fra i soldati delle due parti che è passato alla storia come la “disfida di Barletta”. La Motte, il capitano di una guarnigione di soldati francesi, con arroganza osò mettere in dubbio il valore dei soldati italiani, questi dimostrarono la infondatezza delle sue affermazioni direttamente sul campo in una sfida senza esclusione di colpi che li vide vincitori  con a capo Ettore Fieramosca.

Quando vidi Barletta per la prima volta rimasi colpita per due cose, una negativa e una positiva, quella negativa erano e sono le innumerevoli nuove costruzioni della città “moderna”, ognuna diversa dall’altra per stile e colore; insomma sembra di essere in un grande parco giochi; la cosa positiva è che questi blocchi di stili e colori circondano uno dei centri storici più belli del sud. La maestosità del Castello una “poderosa rocca eretta dai Normanni nella seconda metà del XII sec. a difesa della città, caposaldo militare della linea difensiva dell’Ofanto” allorquando “erano frequenti le incursioni dei pirati che depredavano le coste dell’Adriatico” è davvero suggestiva.

castello di Barletta

castello di Barletta foto Nicola Todesca

Barletta è detta anche la “città delle cento chiese”, non so se sia vero ma in effetti di chiese ce ne sono tante e alcune davvero molto belle. In primis la Cattedrale di Barletta situata nei pressi del castello,utilizzata in epoca dauno-romana come zona sepolcrale (tombe a grotticella) l’area dell’attuale cattedrale era occupata in età tardo antica (VI secolo d.C.) da una grande basilica a tre navate divisa in almeno otto campate, venuta recentemente alla luce. Della preziosa pavimentazione musiva sono rimasti pochi resti.
La struttura paleocristiana presenta forti legami con la coeva architettura cristiana greco bizantina. La ricchezza e le dimensioni dell’edificio sacro sono compatibili solo con una città di un certo rilievo per cui dovrà probabilmente riscriversi parte della storia della città.
Dopo l’abbandono, agli inizi del X secolo, il sito rinacque con la città e vi fu edificata una “seconda” basilica di dimensioni ridotte rispetto a quella paleocristiana. L’attuale cattedrale si eleva sui resti di queste chiese.
Essa è costituita da due parti architettonicamente e stilisticamente distinte ma mirabilmente fuse.
Nella cattedrale di Barletta, il 4 febbraio 1459, Ferdinando I d’Aragona fu incoronato sovrano del Regno di Napoli.

Nei pressi invece, di un altro simbolo della città il Colosso di Barletta, troviamo la Basilica del Santo Sepolcro. Come dice la sua stessa denominazione, le origini della basilica conservano uno stretto legame con la Terra Santa e il sepolcro di Gesù Cristo. Situata in una posizione strategica tra due antichi ed importanti assi di comunicazione viaria, l’adriatica e la via Traiana, che conduce a Roma, la basilica è stata meta di transito per i pellegrini diretti in Terra Santa e per i crociati in viaggio, dal porto di Barletta, verso Gerusalemme. La basilica è stata costruita sui resti dell’antica basilica medievale, a cui fu addossato l’antico Spedale dei pellegrini e risale al periodo compreso tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII secolo. L’edificio attuale è il risultato di numerose e millenarie trasformazioni.
Al suo interno è conservato il noto Tesoro della Basilica del Santo Sepolcro che annovera:

  • la Croce Patriarcale binata;
  • il Tabernacolo con il Cristo in Maestà in mandorla;
  • la Colomba eucaristica in rame dorato;
  • l’Ostensorio risalente al XII secolo.
  • il Breviario-Rituale di origine gerosolimitana, del XII secolo.

Tra le tante e bellissime chiese ho illustrato solo le due principali ma vanno citate e visitate anche la Chiesa della Modanna del Carmine, Monte di Pietà, Purgatorio, S.Antonio, S.Cataldo, S.Domenico, S.Gaetano, S.Giacomo, S.Pietro, S.Ruggiero(santo patrono della città), Sant’Agostino, Santa Maria degli Angeli e Santa Maria di Nazaret, S.Andrea, S.Agostino e San Michele.

Barletta chiesa S.Sepolcro e Colosso

Cattedrale di Barletta particolare

Interno cattedrale di Barletta

Ultima ma non per importanza chiesa che voglio citare è La chiesa dei greci che è costruita al livello di un primo piano ( m. 2,10 sopra il livello stradale) ed è l’unica chiesa in Barletta che presenta questa particolarità.
All’ingresso principale si accede mediante una scalinata costituita da due rampe opposte, che terminano in un piccolo pianerottolo. La facciata è semplice priva di interesse architettonico, sviluppata sul lato lungo della pianta. La porta d ‘ingresso è sormontata da due mezzi archetti e un ovale posto al centro dove era visibile fino a qualche anno fa un agnello dipinto.
L’interno è costituito da un’aula rettangolare orientata verso est-ovest , con un pavimento in maiolica di ambito napoletano, nelle tonalità del verde e dell’ocra.

Interno Chiesa dei greci a Barletta

 

Come anticipato un altro simbolo della città è il Colosso di Barletta, Comunemente è chiamata Eraclio nella variante popolare e dialettale di “Aré”.
L’identificazione con il suddetto imperatore bizantino è in realtà stata assolutamente esclusa. Molto più probabile è la sua identificazione con un altro imperatore d’oriente, Teodosio II.
La figura bronzea rappresenta un uomo dell’apparente età di quarant’anni, rappresentato nel momento di maggior gloria di quell’imperatore in tutto l’Impero.
Molto probabilmente la statua sarebbe stata elevata a Ravenna.
L’ipotesi più “antica” sulla presenza del colosso a Barletta, risale al ‘600, e alla penna di un gesuita che affermava essere stata gettata sulla spiaggia di Barletta da una nave veneziana di ritorno da Bisanzio dopo il saccheggio del 1204.
Per numerosi motivi tale ‘leggenda’ è ormai esclusa mentre più probabile è che il trasporto in Puglia del preziosissimo bronzo sia avvenuto su ordine dell’imperatore svevo Federico II inserendosi nel clima culturale della renovatio imperii promossa dallo svevo.
La statua, restaurata e reintegrata delle parti mancanti già in età medievale, marca con la sua presenza il tessuto urbano di Barletta già dal pieno medioevo avendo mantenuto l’attuale collocazione.
Il Colosso di bronzo si presenta come una statua alta 4,50 metri, paludata di vesti imperiali tardo romane e bizantine come l’evidente diadema incastonato nella corona imperiale e la veste da capo militare di altissimo rango. La croce nella mano destra e la sfera nella sinistra sono i simboli della regalità imperiale.
Le tozze gambe furono ricostruite nel medioevo perché certo che le originali furono fuse per ottenere due campane nel XIV secolo.

LA LEGGENDA

Secondo una leggenda popolare la città fu salvata da un attacco dei saraceni che infestavano queste terre grazie ad un abile stratagemma ed all’aiuto di “Eraclio”.
Quest’ultimo, essendo più alto dei tetti e delle mura, avvistò l’esercito nemico in arrivo. I barlettani non si fecero prendere dal panico e spedirono il colosso fuori della città lungo la strada percorsa dai saraceni.
Questi lo incontrarono mentre piangeva rumorosamente sul ciglio della strada. Gli domandarono perché piangesse e per tutta risposta il colosso disse di essere stato scacciato dai suoi concittadini essendo il più basso e debole di tutti compresi i bambini che non volevano giocare con lui così piccolo e mal fatto.
I saraceni immaginarono di trovarsi di fronte ad una città abitata da giganti ben più alti di quel colosso alto già più di quattro metri ed immediatamente fecero marcia indietro. Accolto da tutti gli onori “Eraclio” riprese il suo posto nel centro della città su cui ancor oggi vigila dall’alto.

Colosso di Barletta - Eraclio

Tra le tante bellezze ad abbellire il centro storico troviamo meravigliosi palazzi, Palazzo Santacroce Il palazzo si affaccia sulla piazzetta che precede la cattedrale.
Prima della costruzione dell’attuale edificio lo slargo su cui si affacciava il Duomo risultava molto più ampio. La potenza della famiglia Santa Croce permise però che la sua costruzione fosse tollerata. La parte inferiore della facciata, risalente al XIV secolo, conserva i caratteri tipici dell’architettura medievale.
Portale centrale con arco ogivale riquadrato, paramento in bugnato rustico e assenza, in origine, di altre aperture o finestre. Dal portale si accede ad un ampio cortile interno. Il piano superiore appare evidentemente di epoca moderna, caratterizzato com’è da ampie finestre allungate, delle quali una al centro con un piccolo balcone.
Questa finestra centrale, in asse con il portale, appare sormontata da un timpano triangolare. Il paramento di questo secondo piano è a calce scandito da lisce lesene che proseguono verso il cornicione gli stipiti lisci delle finestre. Due larghe lesene, anch’esse lisce e piatte, inquadrano la finestra centrale.
In ultimo è da notare, anche in palazzo Santa Croce, la ricorrenza del motivo dell’arco ogivale riquadrato, motivo che ritroviamo in molti altri palazzi

Il palazzo è ubicato in Piazza Duomo.

Palazzo dell’Arco Fu costruito nel 1473 come sede del Capitano di Giustizia, ossia la massima carica dell’amministrazione giudiziaria locale. Ha mantenuto pressoché intatte le forme originarie, compreso il solaio ligneo dell’unico piano superiore, visibile al di sotto del portico Per antonomasia era chiamato “il Palazzo”, rappresentando anche simbolicamente il potere regio in città. Non a caso fu costruito in un luogo simbolo, il centro fisico della città tardo medievale, e nei suoi pressi sorge il moderno palazzo di Città e il teatro pubblico.

Il palazzoè ubicato in Corso Vittorio Emanuele.

Palazzo della corte. Palazzo Municipale o della Corte L’edificio fu costruito intorno al 1540 per accogliere le riunioni della Universitas Barolitana, in pratica il consiglio comunale, di grande importanza per una città demaniale dotata di statuti che ne regolavano la vita politica in senso moderno.
Nel 1769 l’edificio versava in condizioni pessime. Fu necessaria la sua ricostruzione terminata nel 1789 che dette al Palazzo l’attuale veste esterna. E’ evidente la differenza stilistica tra piano terra e piano nobile.
Il bugnato liscio della parte inferiore risalirebbe al ‘500 e vi si aprono quattro portoni di diverse dimensioni. Il piano superiore è ritmato dal succedersi di finestre rettangolari delle quali, quelle all’estremità sono sormontate da un timpano triangolare, le quattro centrali sono a timpano curvilineo. Queste ultime sono in simmetria con i portoni sottostanti.

Il palazzo è ubicato in Corso Cavour

Il Palazzo della Marra. Su un edificio preesistente, probabilmente in stile gotico, di cui resta testimonianza in un arco ogivale, la nobile famiglia della Marra fece costruire l’attuale splendido palazzo che, appunto, da questa antichissima famiglia barlettana prende il nome. Il palazzo, che fu di proprietà dei della Marra fino alla loro estinzione nel XVIII secolo, è rimasto immutato nel suo aspetto esteriore.
Si tratta probabilmente dell’unico esempio, certamente il più notevole e splendido, di “barocco leccese” al di fuori dell’area salentina.
Il maestro costruttore, l’architetto leccese Cesare Perna, infatti, fu espressamente chiamato dalla famiglia di Barletta per la trasformazione delle due facciate che si affacciano rispettivamente sulla antica strada delle carrozze e il quartiere delle “sette rue” e verso il mare con una loggia monumentale di uguale suggestione.

Il Palazzo è ubicato in via Cialdini

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Barletta è una delle città del sud che vale la pena visitare oltre i palazzi, le chiese, le strade antiche, il centro storico e il castello vengono organizzate mostre ed eventi molto interessanti nella Pinacoteca De Nittis, un pittore italiano vicino alla corrente artistica del verismo e dell’Impressionismo e nel castello, per non parlare dell’estate barlettana con concerti nel fossato del castello

 

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